Dal cielo caddero tre mele.
La prima per chi aveva parlato,
la seconda per chi aveva ascoltato,
la terza per chi aveva capito.
venerdì 26 settembre 2014
mercoledì 5 febbraio 2014
domenica 30 giugno 2013
Frontiere
Questo involucro che mi tiene; che tiene i pezzi di cui sono fatto, organi, membra, sangue, nervi; e tiene anche ciò di cui non sono fatto, insondabile a qualsiasi sezionamento per quanto microscopico.
In esso mi tengo al riparo quando fuori è tempesta, quando ho voglia di restare nascosto. Su di esso affiorano, come a superficie che separa profondità da immensità, i segni dell'invisibile che in correnti convettive in me si mescola.
Talvolta, deliberatamente vi imprimo l'istantanea che racchiude una storia che vorrei tu mi chiedessi, che non vorrei la memoria smarrisse, l'istante per il quale chiedo eternità.
Questi involucri che abitiamo senza mai sentirci completamente a casa sono allora frontiere, sottili terre di nessuno, di passaggio tra un ignoto di proprietà e un altro estraneo e misterioso. Da attraversare, uscendo e rientrando, con una speranza di ospitalità.
Ed è stata una frontiera d'aria, ieri sera, tra noi e loro.
Abbiamo goicato insieme un gioco strano: loro a mettere messaggi in bottiglie e sospingerle soffiando contro la bonaccia; noi a raccoglierle con un misto di morbosa curiosità, voglia di emozionarsi, voglia di ascoltare, capire, partecipare. Un gioco strano, di luci e ombre, maschere e trasparenze; di palloni enormi, gonfiati e stampati con la mappa del mondo, fatti volteggiare e roteare sulle teste, smanacciando; di foto di gruppo di noi e loro scattate per finta; di saluti con le manine aperte che ondeggiano e qualche sorriso distillato come dono prima di ritirarsi.
Noi attraverso un corridoio che ci rimetteva nella libera normalità.
Loro, nei loro cubicoli dissposti in anfiteatro e verniciati di rosso solo verso l'esterno; a riconciliarsi con il sonno che forse è un sonno solo, che continua a dispetto dei singoli risvegli e dello sciame variegato di incubi e sogni.
La frontiera è stata attraversata.
La frontiera si è richusa.
domenica 14 aprile 2013
giovedì 21 febbraio 2013
Imbianchino
Io, Terzilio, Pantabo. Imbianchino, aspirante pittore, forse. Se solo riuscissi a riportare a bianco la parete. Ma non mi riesce nemmeno quello. La pennellessa ancora in mano, ai piedi un secchio di vernice sempre più vuoto. I barattoli dei colori più in là. L'impasse della sfiducia in me stesso rende l'aria collosa. Eravamo in tanti, gli occhi frugano intorno e incontrano solo trasparenze, figure traslucide di altri me che stanno svanendo.
venerdì 30 novembre 2012
Fil di Ferro
Macerie e devastazione sono ciò a cui siamo scampati. Appena dietro, appena ieri, è la forza distruttrice che ci ha lasciati nudi.
Ci allontaniamo piano, di scappare correndo non c'è bisogno, perché le forze contrapposte hanno finito per annientarsi, oltre che annientare.
Se la direzione è solo fuga, senza meta cui puntare, la nostra fuga ha una lentezza che sa di pace. E del miracolo della vita che insperatamente può continuare.
Basta un asino da montare, nudi e a pelo, bastano i suoi lenti passi nella sconfinata distesa senza strade, basta il nostro due a sopravanzare di un'infinità l'essere soli.
Appoggio le mani sul collo caldo dell'animale che ci porta, alla base della criniera ispida e disordinata, mentre tu ti concedi il riposo, minimo ma confortante, della tua fronte adagiata sulle mie spalle.
Nell'indifferenza del dove, il palmo delle tue mani assapora la piccola immensa gioia dell'andatura inspiegabilmente retta, attraverso i muscoli delle natiche della generosa bestia, che si contraggono e rilasciano ad ogni passo.
La notte, per quanto fredda e buia, pare un manto tenero, che avvolgendoci nell'oscurità ci protegge.
Andiamo, siamo salvi, tu ed io, e tutto attende di poter vivere un nuovo inizio.
Ci allontaniamo piano, di scappare correndo non c'è bisogno, perché le forze contrapposte hanno finito per annientarsi, oltre che annientare.
Se la direzione è solo fuga, senza meta cui puntare, la nostra fuga ha una lentezza che sa di pace. E del miracolo della vita che insperatamente può continuare.
Basta un asino da montare, nudi e a pelo, bastano i suoi lenti passi nella sconfinata distesa senza strade, basta il nostro due a sopravanzare di un'infinità l'essere soli.
Appoggio le mani sul collo caldo dell'animale che ci porta, alla base della criniera ispida e disordinata, mentre tu ti concedi il riposo, minimo ma confortante, della tua fronte adagiata sulle mie spalle.
Nell'indifferenza del dove, il palmo delle tue mani assapora la piccola immensa gioia dell'andatura inspiegabilmente retta, attraverso i muscoli delle natiche della generosa bestia, che si contraggono e rilasciano ad ogni passo.
La notte, per quanto fredda e buia, pare un manto tenero, che avvolgendoci nell'oscurità ci protegge.
Andiamo, siamo salvi, tu ed io, e tutto attende di poter vivere un nuovo inizio.
martedì 28 agosto 2012
Risveglio in Sapa
L'umidita` dell'aria non risparmia niente, tanto meno il piumotto che serve per dormire in questa localita` in quota, sulle montagne del nord ovest a pochi chilometri dal confine con la Cina. Avevo ancora gli occhi chiusi quando un canto di note dolcissime e` filtrato dalla finestra che dava sulle scale. Una voce femminile, una melodia di un mondo altro rispetto a quello cui appartengo, intervallata da un ritmo di passi di pianelle molto distanti l'uno dall'altro.
Per vedere, per capire, ho pensato, occorre cogliere le situazioni da dietro una tenda, restare nascosti, possibilmente invisibili.
Per vedere, per capire, ho pensato, occorre cogliere le situazioni da dietro una tenda, restare nascosti, possibilmente invisibili.
Attraversare la strada
Pochi metri ti separano dall'altro lato del marciapiede, ma il flusso dei motorini sclacsonanti e` ininterrotto.
Il vantaggio e' che, se lo guardi bene, lo sciame ha un suo ordine. Le traittorie sono lisce, senza repentini cambiamenti di direzione o di velocita`. Basta scegliere il tempo, tenere una traiettoria altrettanto coerente, decisa, per dare modo ai motorini stessi di evitarti, adattando dolcemente andatura e percorso.
Meglio una traiettoria diagonale inclinata nel senso del flusso.
Ci vuole osservazione, ascolto, fermezza.
Rispetto di cio` che e`, senza la pretesa di modificarlo, e rispetto, al contempo, della propria intenzione.
Esiste un sottile punto in cui necessita` e intenzionalita` suonano in perfetta armonia.
Attraversare una strada, ad Hanoi, e` un'opera di accordatura, un momento di accrescimento interiore praticato nel caos appiccicoso, brulicante, indifferente, di una metropoli a cui e` insensato chiedere di essere visti.
Il vantaggio e' che, se lo guardi bene, lo sciame ha un suo ordine. Le traittorie sono lisce, senza repentini cambiamenti di direzione o di velocita`. Basta scegliere il tempo, tenere una traiettoria altrettanto coerente, decisa, per dare modo ai motorini stessi di evitarti, adattando dolcemente andatura e percorso.
Meglio una traiettoria diagonale inclinata nel senso del flusso.
Ci vuole osservazione, ascolto, fermezza.
Rispetto di cio` che e`, senza la pretesa di modificarlo, e rispetto, al contempo, della propria intenzione.
Esiste un sottile punto in cui necessita` e intenzionalita` suonano in perfetta armonia.
Attraversare una strada, ad Hanoi, e` un'opera di accordatura, un momento di accrescimento interiore praticato nel caos appiccicoso, brulicante, indifferente, di una metropoli a cui e` insensato chiedere di essere visti.
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