lunedì 12 luglio 2010

Sul Ring

Ti alzi, ti abbassi, schivi;
studi l'avversario, colpisci.
La guardia è alta, l'addome contratto,
lo sguardo vigile, attento.
Risparmi il fiato, giochi di gambe, finti.

Ma la senti la musica?
Sì, quella musica che ti tradì un giorno
che le braccia erano lungo i fianchi
e le mani non erano pugni.

Da quanto non la senti?
Da quanto non l'ascolti?

domenica 11 luglio 2010

Porte socchiuse lungo il corridoio

Continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai?

F. De André

Lindbergh

Non sono che l'anima di un pesce con le ali
Volato via dal mare per annusare le stelle
Difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo e non trovarci niente.

Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo
Seguo i loro segnali e mostro le mie insegne
La voglio fare tutta questa strada
Fino al punto esatto in cui si spegne

(I. Fossati)

Treno di Ferro

È che là fuori
c'è un treno di ferro
con il cuore di calce
il soffio di acido e veleno
una valanga d'amore contro un bicchiere d'aceto
dopo l'ultimo bacio
prima del fischio del treno.

(I. Fossati)

Cercando

Quando cerco un luogo, cerco giusto una persona.
Quando cerco una persona, cerco giusto un luogo.

martedì 22 giugno 2010

Colombina

Mi stai succhiando il sangue

sabato 12 giugno 2010

Bird


Bird, il suo nome, bird, vecchio pistolero, il più vecchio, con strade sulla faccia, camminate da infinite sparatorie, diceva Shatzy. Gli occhi deglutiti dal cranio, e mani di ulivo, le mani veloci, rami d'inverno. Stanchi. Il pettine, al mattino, bagnato d'acqua, rigare i capelli bianchi all'indietro, trasparenti, ormai. Polmoni di tabacco nella voce che piano dice: che vento, oggi.

Niente di peggio che non morire, per un pistolero.

Cos'è allora questo strisciare nella nebbia delle mie cataratte, costretto a contare le ore, io che conoscevo gli istanti, ed era l'unico tempo che esisteva per me. Lo scarto di una pupilla, le nocche sbiancate intorno a un bicchiere, uno sperone nel fianco del cavallo, l'ombra di un'ombra sul muro blu. Ci ho vissuto eternità, dove gli altri vedevano attimi. Per loro era come lampo ciò che per me era una mappa, una stella dove io vedevo cieli. Io pensavo dentro pieghe del tempo che per loro erano già ricordo. Non c'è altro modo, mi avevano insegnato, per vedere la morte prima che arrivi. Cos'è allora questo strisciare nella nebbia delle mie cataratte, costretto a spiare le carte degli altri, mendicando battute dalla mia sedia, sempre quella, in seconda fila, la sera a tirare sassi ai cani, in tasca soldi da vecchio che le puttane non vogliono, li prenderà un mariachi, quando verrà, che sia triste e lunga la tua canzone, ragazzo, dolce la tua chitarra e lenta la tua voce, io voglio ballare, questa notte, fino al tramonto di questa notte, io ballerò.

Clay "Bird" Puller. Morirà in un modo bellissimo, diceva Shatzy. Gliel'ho promesso: morirà in un modo bellissimo.

Alessandro Baricco

Lamento

Oh, come tutto è lontano
e da gran tempo trascorso.
La stella, credo,
da cui ricevo splendore,
è morta da millenni.
Nella barca ch’è passata
credo d’aver udito
accenti di paura.
In casa una pendola
ha battuto le ore…
In quale casa?
Vorrei uscire dal mio cuore
e andarmene sotto il grande cielo.
Vorrei pregare.
E di tutte le stelle una dovrebbe
avere ancora realtà.
Io credo di sapere
qual è la stella
che unica dura, – che sta come una città bianca
là dove il raggio ha termine nei cieli…

Rainer Maria Rilke

martedì 20 aprile 2010

Waking Life

Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma. (Lavoisier)

Energia = massa per velocità della luce elevata al quadrato.

"Checché se ne dica pensieri e parole possono cambiare il mondo" una frase che ricordo sempre, pronunciata dal Prof. Keating a mensa, ne L'attimo fuggente.

Ma ci credete voi?

Io sì. Perché ne ho la prova.
La prova schiacciante è che vivo.

Uuuuuuh!
Altisonante!

Vivo - bada ben - nel senso di campare.

Non so... che l'aria di Firenze sia drogata in questi primi giorni di primavera?
Ma sono pensieri che mi sono passati per la mente pedalando.
Di cosa campo?
Di pensieri che hanno attraversato la mente di altre persone, cosiddetti geni del passato; idee partorite magari millenni fa, o durante il Rinascimeno, l'Illuminismo, o lo sviluppo della matematica e della fisica del secolo appena passato. Pitagora, Euclide, Archimede, i matematici arabi, fino a Cartesio, Pascal, Galileo, Cauchy, Joule, Newton, Gauss, Riemann, Boltzmann, Einstein...
L'elenco potrebbe essere sterminato.
Io cosa so?
Quasi niente.
Ma in definitiva... costoro hanno pensato, scritto il loro pensiero, il quale, filtrato più e più volte, è arrivato a me, che negli anni l'ho fatto passare tra i neuroni nella speranza che per piccolo attrito qualcosa vi rimanesse attaccato... E ora?
Ora io lo rigetto, in qualche forma, che spero non troppo sgradevole e... diventa cibo, soldi con i quali mi vesto, pago le bollette, vado al cinema.
Insomma pura immaterialità, proveniente talvolta da tempi remoti, che si fa materia oggi.
Chiaramente tutto risente di un penalizzante fattore c quadro, ma io ci vivo.
Sarà banale, ma quando ci ho pensato - in bici - ho pensato è un miracolo, ho pensato sono fortunato, ho pensato grazie.
Ma forse è solo la riscoperta di leggi fisiche già note.

Bah!

domenica 11 aprile 2010

Lento

Questo film è "lento", ma che vuol dire? che razza di commento è?
Mi è capitato di recente di vedere Cristo si è Fermato a Eboli, di Francesco Rosi con Gian Maria Volonté. (Per onestà, non tutto, ma questo a causa dell'orario a cui proiettano i film al Cpa). Dicevo... un film improponibile oggi nelle sale. Mi pare di sentirla la gente che esce
e pronuncia quel commento spietato quanto vuoto: "lento".

Per dirla con le parole del Joe (tono sanguigno, fronte aggrottata):
"Cosa chiede al pubblico questa sera Francesco Rosi? Il silenzio, l'osservazione!
Cosa ci regala questa sera Gian Maria Volonté? Lo sguardo di uno straniero in una terra di stranieri!"

Sono le immagini che parlano e solo la lentezza fa emergere dettagli, ricrea un'atmosfera, uno stato d'animo. Nella lentezza ciò che è segreto sente il permesso di schiudersi.
Una lentezza piena, quella di questo film, che non può accettare commenti troppo facili.

Forse siamo noi che abbiamo accelerato così tanto, abbiamo bisogno di essere continuamente investiti da stimoli, che poi ci scivolano addosso lasciandoci, (quando va bene) per poco, una sensazione di piacevole solletico.

Torno a questa riflessione a distanza di tempo, grazie all'ultimo disguido, che mi ha costretto fuori casa e senza mezzi di locomozione per aver dimenticato le chiavi. Mi sono accorto quanto mi perdo, quante cose non vedo, per una corsa a cui sono costretto per sopperire alle ineludibili esigenze materiali. E' arrivata una nuova stagione, le giornate si sono allungate, sono cambiati i colori e la luce. Ci passo in mezzo e non mi ero accorto di nulla.

Voglio camminare, lentamente, fino a una sorgente che zampilla.